relitto aereo ponza

© 2019 – Ponza Diving. Il Santa Lucia in partenza da Napoli con i colori della Compagnia Napoletana di Navigazione a Vapore. O magari anche tedesco, chissa’. 04027 - PROVINCIA DI LATINA (LT)- Italia - Tel. Partire dalla propria isola è qualcosa che fratt... Linda Verde è stata una delle prime imprenditrici nel campo della ricezione turistica sull'isola di  Ponza. Passano le settimane e a tutt’oggi l’aereo e’ ancora senza un nome, la sua storia ancora sconosciuta. E’ appoggiato sulla sabbia bianca, assolutamente intatto. +39 077180108 - P.I. I cinque sopravvissuti, portati a Ventotene, vennero trasferiti nell’ospedale di Napoli. This video is unavailable. “Ho sbagliato il punto”, questo fu il mio primo pensiero; si risale, che figuraccia……..!Dopo le scuse in superficie, controllai le mire a terra e come al solito corrispondevano. I velivoli, effettuando un nuovo passaggio, mitragliarono e colpirono la timoniera, distruggendola, provocando un incendio e ferendo a morte il comandante Simeone, che finì in mare: il piroscafo proseguì quindi senza governo, virando leggermente verso dritta. Il Santa Lucia in servizio come nave ospedale. Nel corso del suo servizio come nave ambulanza la Santa Lucia compì complessivamente 12 missioni, trasportando in tutto 1438 tra feriti e malati. Il troncone di prua giace capovolto sul fondale, ad una profondità di 39 metri, mentre quello di poppa, fortemente sbandato sul lato sinistro, si trova a 46 metri. Tra i due tronconi vi è un’area caratterizzata da una grande quantità di rottami. Finalmente a giugno abbiamo convinto un pescatore e, tra un’immersione e l’altra del diving, ci ha portati con se’. L’isola di Ponza rimase isolata per diversi giorni, e l’affondamento del piroscafo causò seri problemi nell’approvvigionamento di viveri. Secondo altre fonti la nave fu mancata di poco da bombe residue sganciate da Boeing B-17 Flying Fortress statunitensi, di ritorno in Tunisia dopo un bombardamento in Norditalia. Ma quella del 27 dicembre 1999 fu una vera tempesta, che creò enormi danni a tutta la zona Ovest di Ponza e su tutte le coste occidentali del Tirreno. Ci siamo, dai fondo!”. Con un amico sub, alla notizia d'una sua riapparizione lo raggiungiamo dopo esserci reciprocamente imposti, qui come con le altre immersioni, di superare la quota di sicurezza (meno cinquanta) lavorando a più sessanta solo per pochi minuti. Squilla il telefono. Dopo un paio d’ore di navigazione, intorno alle dieci del mattino (per alcune fonti le 10.08) del giorno stesso, il piroscafo, mentre, proveniente da Ponza, era ad 1,4 (o due) miglia dalla sua destinazione di Ventotene (da dove poi sarebbe proseguito per Gaeta), in vista di Punta Eolo e degli scogli delle Sconciglie, venne attaccato da quattro aerosiluranti britannici Bristol Beaufighter, provenienti, volando a pelo d’acqua, dalla direzione del sole, ossia da Punta dell'Arco (i velivoli, appartenenti al 47º Stormo della RAF, erano decollati da Tunisi per una ricognizione armata e vennero avvistati da un marinaio di guardia sull’aletta di plancia di dritta e poi anche dal resto di equipaggio e passeggeri). Secondo alcune fonti, dopo l’affondamento, i velivoli britannici mitragliarono anche i rottami ed i naufraghi del piroscafo, ostacolando così anche l’opera dei soccorritori, mentre per altra versione le barche di Ponza giunsero immediatamente sul posto. Capii che la mareggiata del dicembre ’99 aveva sconvolto il fondale, un evento sottomarino doveva aver deposto una gran quantità di sabbia sopra l’aereo!Che altra spiegazione ci può essere? è la prima volta che vedo un relitto di una nave!! Fondale bianco, senza la minima traccia dell’aereo!! Le fonti sono discordanti circa il numero complessivo delle vittime: secondo alcune fonti esse ammontarono a 76 (59 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio), mentre altre indicano un totale di 105, 106 (16 uomini di equipaggio, 27 passeggeri militari, 16 passeggeri civili e 47 persone non identificate) o 115 vittime (con cinque superstiti su 102 passeggeri e 18 uomini di equipaggio). Tra i due tronconi vi è un’area caratterizzata da una grande quantità di rottami. L'aereo scomparso sotto la sabbia tra Ponza e Palm... Il restauro delle statue nella chiesa dell'isola d... Cronache dal passato: Ponza 8 settembre 1943, L'isola di Palmarola descritta da Mario Tozzi, Una spiaggia indimenticabile...la Caletta, Linda Verde, un'imprenditrice del Novecento, Di certe isole e dell’impero romano (prima parte), Il cimitero marino/Le cimetière marin #7, Associazione Ponza Cala Felci – Isola di Ponza, 12 NOVEMBRE 1860: una data nefasta per Gaeta e il sud. Isola di Ponza: aereo: DOUGLAS C-47 SKYTRAIN (DAKOTA) (sn MM.61770) Italia: Puglia Brindisi: aereo da trasporto e addestramento alla navigazione: DRÔME: Francia: Provenza Alpes Côte d'Azur Isola di Le Frioul: nave da carico: DUE ROSINE: Italia: Marche Porto … Il Santa Lucia svolgeva servizio di collegamento tra Ponza, Ventotene, Santo Stefano e Gaeta tre volte alla settimana, trasportando merci, passeggeri e posta, e venne soprannominato «il tram di Ponza» o «il tram dei Ponzesi». 4:47. Una calda serata di fine luglio, a Roma. Il primo degli aerei ad attaccare compì un ampio giro e mitragliò la nave, che aveva messo le macchine avanti tutta, provocando alcuni danni (quali la distruzione delle vetrate di dritta) e feriti; il comandante Simeone tentò di eludere l’attacco con ripetute accostate, procedendo a zig zag, forse cercando di portare la nave ad arenarsi sulla spiaggia di Parata Grande, ed evitò un primo siluro, sganciato dallo stesso aereo, che aveva anche riaperto il fuoco con le mitragliere. Secondo altra versione l’attacco si verificò mentre la nave sbarcava i passeggeri a Santo Stefano, e causò panico a bordo e dei danni da mitragliamento alla poppa (per altre fonti non vi fu alcun danno (secondo una versione gli aerei attaccanti erano Bristol Beaufighter, che sarebbero poi tornati ad attaccare l’indomani). Il piroscafo Santa Maria nella rada di Ponza. Relitto LST349, nave da trasporto truppa affondato nella seconda guerra mondiale ,situato a Ponza ad una profondità di 22m. A una quindicina di metri gia’ vediamo il fondo: un ammasso di scogli allineati interrompe il chiarore della sabbia chiara. Controllando la profondità massima mi accorsi che era salita di ben 7 metri, da -59 a -52. Per altra versione il piroscafo evitò un primo siluro, che passò a prua, virando tutto a dritta, ma venne colpito dal siluro sganciato da un secondo velivolo. Considerata l’estrema adattabilita’ dell’aereo, che consentiva impieghi di diversa natura, anche gli Stati Uniti ne ordinarono numerosi esemplari, che presero il nome di A-20. In Europa, gli A-20 americani effettuarono 39.493 sortite, in cui sganciarono 28.443 tonnellate di bombe. Gli anniversari dell’affondamento del Santa Lucia vengono tuttora commemorati dal locale Comitato Famiglie delle Vittime del "Santa Lucia". Nelle prossime settimane ci immergeremo di nuovo, cercando di chiarire il suo mistero: prenderemo le misure per confrontarle con quelle dell’A-20 riportate dai libri e, se corrisponderanno, cercheremo di localizzare, in base ai disegni, e di scoprire le insegne nazionali. Buttiamo giu’ uno schizzo, aggiungendo tutti i particolari che ci vengono in mente: quote, lunghezza stimata, apertura alare. Mario Tozzi è un geologo e... Abbiamo tutti negli occhi le immagini dei danni causati dal terremoto che ha colpito la zona di Amatrice il 24 agosto scorso. Dopo 18 minuti di immersione, con riluttanza, ci stacchiamo dall’aereo per iniziare la risalita: la decompressione inizia per prudenza gia’ a 12 metri e in tutto durera’ piu’ di mezz’ora, passata a scambiarci impressioni ed emozioni con i gesti dell’alfabeto muto ed eloquenti espressioni del viso. La limpidezza tipica del mare di Ponza fa sembrare tutto facile e semplice, mentre in realta’ questa e’ un’immersione assai impegnativa, anche perche’ e’ assolutamente “quadra”, condotta cioe’ sempre alla massima profondita’. L’affondamento avvenne a circa due miglia per 350° da Ventotene.Secondo alcune fonti, dopo l’affondamento, i velivoli britannici mitragliarono anche i rottami ed i naufraghi del piroscafo, ostacolando così anche l’opera dei soccorritori.I soccorritori recuperarono, dopo oltre quattro ore, solo cinque superstiti, ossia il comandante Simeone (che morì, in seguito alle ferite riportate, il 26 luglio), il mozzo Luigi Ruocco (membro dell’equipaggio), il motorista Francesco Aprea (passeggero), che si era gettato in mare al primo attacco, il carabiniere Vincenzo Moretti, ustionato, ed il fante Fernando Capoccioni, che aveva riportato fratture ad entrambe le gambe. La carriera del Douglas A-20, aeroplano d’attacco costruito in diverse configurazioni, e’ stata per molti aspetti molto meno spettacolare di quella di altri velivoli: non fu protagonista di operazioni particolarmente importanti ne’ si distinse in battaglie decisive; fu pero’ un aereo di grande affidamento e soprattutto estremamente versatile, impiegato in operazioni di attacco sia diurno che notturno, equipaggiato per la ricognizione e per la fotorilevazione del territorio nemico, per il bombardamento e per una quantita’, una trentina in tutto, di altri impieghi distinti. Con un’altra contromanovra il Santa Lucia evitò anche un secondo siluro, sganciato da un altro aereo. Relitto aereo II guerra mondiale ancora intatto adagiato sulla sabbia bianca, modello A-20. Tribunale di Roma n.314 - 27-12-2013 - Editore Carlo Alessandrelli - Conc. “Ciao Eleonora, che fai domani?”. Agli inizi del 1916, nell’ambito della vasta operazione per il salvataggio dell’esercito serbo in ritirata attraverso i porti dell’Albania, la Regia Marina decise di dotarsi di tre ulteriori navi ospedale (oltre alle cinque già in servizio), ed una delle unità requisite allo scopo fu la Santa Lucia, che, con una capienza di appena 100 posti letto (la trasformazione fu compiuta nel luglio 1916), fu adibita a compiti di nave ospedale e nave ambulanza. “Andrea e Valentina, del Ponza Diving Center, hanno scoperto qualcosa di nuovo. Scendiamo ancora: gli “scogli” si compongono nella sagoma inconfondibile di un aereo! Sarebbe interessante pero’ cercare di scoprirlo!”. Il comandante Simeone, ritenendo che si trattasse di un altro mitragliamento, ordinò che tutti si rifugiassero sottocoperta, nel salone di terza classe, ed ordinò poi di virare a dritta, in modo da avvicinarsi il più possibile a Ventotene. Video realizzato il 9-10-11 Settembre 2016. Queste ultime unità, di piccole dimensioni, erano utilizzate per trasportare i feriti dalle linee del fronte ad ospedali situati a maggiore distanza (ad esempio, dal fronte isontino agli ospedali di Venezia), navigando lungo la costa. Sbircio le mire scarabocchiate su un foglietto di carta: “Allineare la casa bianca con la montagna”… ma non sono tutte bianche, le case di Ponza?!!! Il relitto, ritrovato da Bucher nel 1959, si trova circa due miglia a nordovest di Punta Eolo (Ventotene), ad una profondità di compresa tra i 39 ed i 46 metri con il troncone di prua capovolto sul fondale, ad una profondità di 39 metri, mentre quello di poppa, fortemente sbandato sul lato sinistro, alla profondità di … Brandelli di decine di reti trattenute negli anni dall’aereo avvolgono i motori e il muso, spugne arancioni e rosse coprono a chiazze la struttura metallica. La nave venne anche dipinta in grigio militare, in modo da essere meno visibile, ed armata con un cannone da 76/40 Mod. Il relitto del piroscafo venne individuato da Raimondo Bucher, tra il 1958 ed il 1959, a 49 metri di profondità, e secondo alcune fonti se ne progettò il recupero da parte di una ditta genovese, che venne tuttavia osteggiato dalla popolazione locale. Vi terremo informati! Il relitto della HMS Victory è stato individuato. I velivoli, effettuando un nuovo passaggio, mitragliarono e colpirono la timoniera, distruggendola, provocando un incendio e ferendo a morte il comandante Simeone, che finì in mare: il piroscafo proseguì quindi senza governo, virando leggermente verso dritta. Non lo ricorderei in queste pagine se non per il gusto teatrale, di cui offre ulteriore conferma una settimana dopo la nostra immersione, quando alcuni amici si calano nello stesso punto di mare e riescono a fotografare solo deserte dune di sabbia. Dopo la derequisizione, il Santa Lucia riprese servizio nel golfo di Napoli il 24 giugno 1919, per conto del Servizio Navigazione di Stato, tornando alla Compagnia Napoletana di Navigazione solo nel dicembre 1923. L’isola di Ponza rimase isolata per diversi giorni, e l’affondamento del piroscafo causò seri problemi nell’approvvigionamento di viveri. Tra le unità accorse sul posto vi furono la moderna corvetta Euterpe, dirottata sul posto da Procida, che tuttavia trovò solo rottami, alcune salme ed un gran numero di pesci morti, ed una motozattera tedesca, appena scampata, benché danneggiata ed incendiata, all’attacco da parte degli stessi aerei che avevano affondato il Santa Lucia: tale unità salvò alcuni naufraghi. Il 10 dicembre 1925 il piroscafo passò alla Società Anonima di Navigazione Partenopea (SPAN), costituita a Napoli dai fratelli Piscitelli, Laudiero ed altri proprio il 10 dicembre in sostituzione della cessata Compagnia Napoletana (per l’esercizio, per 20 anni a partire dal 9 novembre 1925 – con Decreto Ministeriale del 15 febbraio 1926 –, delle linee di navigazione dei servizi marittimi sovvenzionati del gruppo «C» con le Isole Partenopee e Pontine), della quale rilevò la flotta. La produzione si interruppe il 20 settembre 1944: era stato costruito, nei diversi modelli e configurazioni, un totale di 7385 esemplari. Il 10 dicembre 1925 il piroscafo passò alla Società anonima di Navigazione Partenopea (SPAN), costituita a Napoli dai fratelli Piscitelli, Laudiero ed altri proprio il 10 dicembre in sostituzione della cessata Compagnia Napoletana (per l’esercizio, per 20 anni a partire dal 9 novembre 1925 – con Decreto Ministeriale del 15 febbraio 1926 –, delle linee di navigazione dei servizi marittimi sovvenzionati del gruppo «C» con le Isole Partenopee e Pontine), della quale rilevò la flotta.Il Santa Lucia svolgeva servizio di collegamento tra Ponza, Ventotene, Santo Stefano e Gaeta tre volte alla settimana, trasportando merci, passeggeri e posta, e venne soprannominato «il tram di Ponza» o «il tram dei Ponzesi». Costruita nel 1912 dai cantieri del Tirreno di Ancona per la Compagnia Napoletana di Navigazione a Vapore (per altre fonti Società Trasporti Golfo di Napoli), la nave – iscritta con matricola 87 al Compartimento marittimo di Napoli – era in origine un piccolo piroscafo passeggeri in servizio sulle linee che collegavano Napoli e le isole del golfo. Secondo altre fonti il comandante Simeone ordinò ad equipaggio e passeggeri di ripararsi sottocoperta (o fece radunare i passeggeri nel salone centrale), dopo di che la nave venne centrata da una bomba, a meno di sei minuti dall’inizio dell’attacco. in partenza da Napoli con i colori della Compagnia Napoletana di Navigazione a Vapore. Nell'ultimo libro pubblicato da Mario Tozzi, L'Italia intatta, scrive anche dell'isola di Palmarola. I doppi scatti sono per me, anzi per mio padre e i suoi colleghi che, nel frattempo, si sono gia’ appassionati a questa storia. Uno dei Beaufighter sganciò quindi un terzo siluro, che andò a segno a centro nave, sul lato sinistro, in corrispondenza della sala macchine: spezzato in due dall’esplosione della caldaia (che venne proiettata a mezzo miglio di distanza dalla nave), il Santa Lucia s’inabissò in soli 28 secondi (per altre fonti in poco più di un minuto e mezzo). Alto e imponente il timone, scelto da una… calamara di passaggio per abbandonarvi le sue uova. Building a Shipping Container Home | EP02 Moving, Cutting, and Framing a Container House - … Il piroscafo durante la seconda guerra mondiale. Dopo l’attacco il piroscafo giunse a Ponza tra tardo pomeriggio e sera del 23 luglio.L'affondamentoAlle otto del mattino del 24 luglio 1943 il Santa Lucia, al comando del capitano di lungo corso Cosimo Simeone e con a bordo, a seconda delle fonti, tra le 70 ed il centinaio di persone tra passeggeri civili (perlopiù abitanti di Ponza, tra cui diverse coppie di sposi novelli), equipaggio e personale militare (comprese cinque Guardie di Finanza; alcuni militari, tra cui 14 carabinieri del presidio di Ponza, rientravano nelle proprie isole perché in congedo temporaneo per aiutare nei raccolti, lasciò Ponza per Ventotene con un ritardo di due ore (la partenza era infatti prevista per le sei[18]), dovuto all’attesa di notizie sulla possibilità di attacchi aerei.L’equipaggio, dopo l’attacco del giorno precedente, si teneva pronto ad avvistare eventuali aerei nemici. Dopo un paio d’ore di navigazione, intorno alle dieci del mattino (per alcune fonti le 10.08) del giorno stesso, il piroscafo, mentre, proveniente da Ponza, era ad 1,4 (o due) miglia dalla sua destinazione di Ventotene (da dove poi sarebbe proseguito per Gaeta), in vista di Punta Elena e degli scogli delle Sconciglie, venne attaccato da quattro aerosiluranti britannici Bristol Beaufighter, provenienti, volando a pelo d’acqua, dalla direzione del sole, ossia da Capo d’Arco (i velivoli, appartenenti al 47º Stormo della RAF, erano decollati da Tunisi per una ricognizione armata e vennero avvistati da un marinaio di guardia sull’aletta di plancia di dritta e poi anche dal resto di equipaggio e passeggeri. Il relitto del piroscafo Santa Lucia . Nel corso di questi raid 265 velivoli vennero abbattuti. Nello stesso giorno è avvenuta anche l’inaugurazione di una sala dedicata all’affondamento nel Museo comunale di Ponza, l’apposizione di una targa nel medesimo Comune e l’emissione, nelle due isole, di un annullo postale speciale a commemorazione della tragedia. Del suo relitto avevo sentito spesso parlare e l'avevo visto in fotografia, ma in tante immersioni in tempi e stagioni diverse nei fondali dove giaceva, riuscivo solo a testimoniare la sua invisibilità. STORIACostruita nel 1912 dai cantieri del Tirreno di Ancona per la Compagnia Napoletana di Navigazione a Vapore (per altre fonti Società Trasporti Golfo di Napoli), la nave – iscritta con matricola 87 al Compartimento marittimo di Napoli – era in origine un piccolo piroscafo passeggeri in servizio sulle linee che collegavano Napoli e le isole del golfo. Secondo un’altra versione i morti furono 65, 66 (52 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio) o 67 (44 passeggeri, 15 uomini dell’equipaggio ed i 9 marinai addetti al cannone da 76/40). Watch Queue Queue Da allora, ogni anno ad inizio stagione torniamo a scandagliare con lo strumento ma purtroppo ancora oggi la profondità è rimasta costante. Secondo altra versione l’attacco si verificò mentre la nave sbarcava i passeggeri a Santo Stefano, e causò panico a bordo e dei danni da mitragliamento alla poppa(per altre fonti non vi fu alcun danno (secondo una versione gli aerei attaccanti erano Bristol Beaufighter, che sarebbero poi tornati ad attaccare l’indomani). Le stazioni semaforiche di Ventotene, Ponza e Gaeta comunicarono: «Piroscafo S. Lucia est stato affondato da aerei inglesi presso Ventotene recuperate 5 Persone». Sono Giorgio Campanini e Laura Nalli, amici subacquei romani espertissimi delle acque di Ponza. E darsi al gioco del fantasma che c'è e non c'è. Ponza. Il giorno dopo, nel suo ufficio, trovo delle fotocopie che mi aspettano. Non si tratta dell'ammiraglia di Nelson, vascello da 104 cannoni convertito in nave-museo e tuttora visitabile a Portsmouth, ma dell'omonimo vascello da 100 cannoni affondato pochi decenni prima (nel 1744) con tutto il suo equipaggio (oltre 1000 persone) mentre rientrava in Inghilterra dal Portogallo. Il relitto La tragedia ebbe un impatto particolarmente pesante sulla popolazione ponzese. Ma che tipo di aereo sia, e di che nazionalita’, questo veramente non lo sappiamo. Il “muso” e’ tranciato all’altezza dell’abitacolo; il vetro intatto del parabrezza e’ annebbiato da spugne e briozoi incrostanti. Tra le unità accorse sul posto vi furono la moderna corvetta Euterpe, dirottata sul posto da Procida, che tuttavia trovò solo rottami, alcune salme ed un gran numero di pesci morti, ed una motozattera tedesca, appena scampata, benché danneggiata ed incendiata, all’attacco da parte degli stessi aerei che avevano affondato il Santa Lucia: tale unità salvò alcuni naufraghi. Un vero peccato, specialmente oggi che la subacquea a differenza di 15 anni fa ha fatto enormi progressi. Arriviamo sul fondo: sono 58 metri esatti. In prima linea praticamente ovunque e in ogni condizione (dalla Russia al Pacifico e persino nel deserto) era, secondo i piloti, uno dei migliori velivoli da combattimento da pilotare. Nel maggio 1943 il piroscafo venne visitato da addetti del Registro Navale Italiano per il rinnovo della classe. Il 25 maggio 1940, poche settimane prima dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il Santa Lucia fu requisito a Napoli dalla Regia Marina, che il 1º giugno lo iscrisse nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato, gli assegnò la caratteristica F 73 e lo adibì per poco tempo a compiti di nave scorta, dragamine, vedetta foranea (per altre fonti vedetta antisommergibile) e pilotaggio foraneo, per poi derequisirlo il 30 agosto 1940.

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