santi e beati 8 ottobre

È venerato come santo dalla Chiesa ortodossa (ricorrenza 17 marzo) e da quella cattolica (17 luglio). Sul lato opposto del portico è situato il portale di accesso al convento (3) (nella foto 5). Visse 79 anni”. Di forma quasi quadrata, è costruito interamente in laterizio e si eleva in cinque ordini, di cui i due inferiori con doppie monofore, mentre i tre superiori con doppie bifore. Nel passaggio tra la navata laterale sinistra ed il transetto si trova a parete il monumento funebre di Giuseppe Brippio (14) (nella foto 14), l'umanista autore nel XV secolo del poema "La Leggenda di S.Alessio". Infine, nello stesso giardino, è situata anche la statua dedicata a S.Giovanna d’Arco (nella foto 27), donata al Comune di Roma nel 1935 dallo scultore francese Maxime Real del Sarte. Questo sito utilizza soltanto cookies tecnici che non necessitano di consenso. Sul pavimento tra il ciborio e l’abside (16) si trovano alcune pietre tombali: quella di Lupo de Olmedo (nella foto 16), fondatore dei Monaci Girolamiti dell'Osservanza, risalente all’anno 1433. del cardinale Vincenzo Gonzaga (nella foto 17), primo cardinale della basilica, dell’anno 1591, e quella in ricordo di Fabrizio Guidi di Bagno (marchese di Montebello morto servendo il re Filippo IV nelle Fiandre, padre del cardinale Gianfrancesco Guidi di Bagno). Prima di morire descrisse in un biglietto tutta la sua vita, compresa la rinuncia al matrimonio e la partenza a Edessa. Per testamento eredi edificarono. Visse 53 anni, morì il 9 settembre 1695”. Degna di essere ammirata è la fontanella (nella foto 26) situata nel piccolo giardino situato accanto alla chiesa, praticamente addossata alla parete esterna della navata destra: questa piccola e graziosa fontana fu trasferita qui nel 1937, proveniente dal cortile del secentesco palazzo Rusticucci (come è scritto anche sulla vaschetta), demolito in quello stesso anno per la realizzazione di via della Conciliazione. Questo sito è stato realizzatoanche grazie alla pazienza di Rita. La colonnina di destra è firmata da Jacopo di Lorenzo di Cosma, il quale dichiara di averne scolpite 19 con relativi capitelli: “Iacobus Laurentii fecit has decem et novem columnas cum capitellis suis”. Venne rappresentata l'8 febbraio 1634 nel teatrino di palazzo Barberini ed ebbe enorme successo. Martirologio Romano: A Roma nella chiesa sul colle Aventino, sotto il nome Alessio si venera un uomo di Dio, che, come dice la tradizione, lasciò una casa ricca per diventare povero e mendicare in incognito l’elemosina. L’icona, secondo la tradizione, sarebbe stata dipinta a Bisanzio e poi trasportata a Roma nel X secolo da Sergio di Damasco. Si imbarcò per la Siria del nord (l'attuale Turchia) per arrivare poi alla città di Laodicea e poi a Edessa (l'attuale Şanlıurfa), dove si finse mendicante. Seguono altre due tele dedicate al medesimo Santo: “S.Girolamo e S.Marcella” (12) e “S.Girolamo Emiliani” (13). concorso pubblico approvazione graduatorie di merito, formazione delle graduatorie finali e proclamazione dei vincitori dei bandi di concorso pubblico, per titoli ed esami, per la stabilizzazione ai sensi del d.lgs 75/2017 art. Purtroppo, a causa di varie vicende, tra cui il difficile periodo della Seconda Guerra Mondiale, il monumento fu inaugurato soltanto il 16 maggio 1954 dal Sindaco di Roma, Salvatore Rebecchini, il quale depose ai piedi del monumento un fascio di fiori, non prima di aver reso omaggio alla memoria dell’artista, deceduto pochi mesi prima. Molto bello il pavimento che conserva ancora qualche decorazione musiva cosmatesca. Proseguendo lungo la navata sinistra troviamo il monumento funebre del XIX secolo di Cesare Fanti (9) (nella foto 12), anch’esso proveniente dalla demolita chiesa di S.Lucia dei Ginnasi. Altri restauri interessarono il complesso nel corso dei secoli successivi: nel 1216 la basilica fu interamente ricostruita da Onorio III, nel 1431 fu restaurata dai Gerolimini, alla fine del Cinquecento papa Sisto V la elevò a titolo cardinalizio, nel Seicento fu restaurata dal cardinale Guidi di Bagno ed infine nel 1750 dal cardinale Andrea Querini, che commissionò a Tommaso de Marchis anche l'ampliamento del convento e la nuova facciata della chiesa. La navata sinistra inizia con la bellissima Cappella di S.Alessio (8) (nella foto 11), situata nella controfacciata. Per questo motivo intendo insistere su altre tue lodi, queste: il fatto che sempre, fin dai più teneri anni, hai conservato il dono, mai scalfito, della tua castità e non hai seguito quei falsi valori che solo costituiscono il pascolo dei mortali. Al suo interno sono conservate due campane, una del 1605, fusa da Francesco Beltramelli, l’altra del 1637, opera di Simone e Prospero de Prosperis di Norcia. Nell'abside (20) (nella foto 22) si trovano gli stalli del coro dei monaci Geronimici, al centro del quale vi sono due colonnine in marmo con decorazione cosmatesca, sormontate da un timpano, che inquadrano un’iscrizione del XIII secolo che elenca le reliquie presenti nella chiesa. Sull'altare marmoreo si trova un tabernacolo cinquecentesco realizzato con pregiati marmi differenti. Si accede alla basilica tramite un quadriportico in parte murato: sulla destra si trova una fontanella (nella foto 1) ornata da una cuspide triangolare con i ritratti di S.Alessio (a sinistra) e di S.Bonifacio (a destra), proveniente dalla chiesa medioevale di papa Onorio. Le colonnine, inoltre, secondo alcuni, decoravano l’antica chiesa onoriana, secondo altri si trovavano originariamente nella basilica di S.Bartolomeo all'Isola. La chiesa di S.Alessio (nella foto sopra) risale al III o IV secolo, quando fu edificata sul luogo precedentemente occupato, secondo la tradizione, dalla casa del padre di Alessio, Eufemiano, ed originariamente dedicata soltanto a S.Bonifacio di Tarso, il patrizio romano martirizzato a Tarso di Cilicia (Anatolia) nei primi anni del IV secolo. Avendo Alessio prestato a lungo servizio presso l'ospedale di Edessa, nel XIV secolo i Lollardi di Anversa presero il nome di Alessiani e, nel XVII secolo, i Fratelli Celliti gli intitolarono la chiesa del loro convento di Aquisgrana e iniziarono a chiamarsi Alessiani di Aquisgrana. L’opera, realizzata da Andrea Bergondi nel XVIII secolo, raffigura “S.Alessio assistito dagli angeli al momento del trapasso” ed è costituita dalla statua in gesso raffigurante il Santo morente ed un reliquiario monumentale, in vetro e legno dorato, disposto in diagonale tra quattro colonne di spoglio in granito con capitelli corinzi, che contiene la scala lignea della casa paterna sotto la quale la leggenda vuole che il Santo abbia vissuto e vi sia morto. Secondo la leggenda solo il papa riuscì ad aprire la sua mano e a leggere il biglietto, provocando la sorpresa dei genitori. Dinanzi al pozzo, sopra al monumento funebre di Domenico Savarè (morto nel 1895), procuratore generale dei Somaschi, si trova la tela “S.Girolamo Emiliani introduce gli Orfani alla Vergine” (11) realizzata nel 1749 da Jean-François de Troy: l’opera originariamente era situata nella demolita chiesa di S.Nicola dei Cesarini, appartenuta ai Somaschi. Dal Martirologio Romano: "A Roma nella chiesa sul colle Aventino, sotto il nome Alessio si venera un uomo di Dio, che, come dice la tradizione, lasciò una casa ricca per diventare povero e mendicare in incognito l'elemosina". Percorriamo ora la navata destra: all’interno della nicchia ricavata nella controfacciata possiamo ammirare il monumento funebre del cardinale Metello Bichi (4) (nella foto 7), che fu titolare della basilica nel 1611. Da segnalare che nel XVII secolo questa era la cappella funeraria della famiglia Guidi di Bagno, fatta realizzare dal cardinale Gianfrancesco Guidi di Bagno e soltanto nel 1850 dedicata a S.Girolamo. © 2013 Centro Regionale S. Alessio - P.Iva 02042591004Viale C. T. Odescalchi, 38 - 00147 RomaMail: protocollo@santalessio.orgP.E.C. https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Alessio_di_Roma&oldid=116105283, Voci biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, bastone, stuoia, scala, croce, foglietto o lettera, moribondi, mendicanti, campanari e portieri. Alessio, noto anche col nome Sant'Alessio romano, detto "l'uomo di Dio" (Roma, IV secolo – Roma, 412), è stato un patrizio romano che rinunciò al matrimonio e alla mondanità per farsi mendicante. Secondo la leggenda siriaca, Alessio, figlio di Eufemiano e Agalé, era un patrizio di Costantinopoli, fidanzato con una donna virtuosa che convinse, la sera delle nozze, a rinunciare al matrimonio. Secondo la versione greca e romana, invece, Alessio, patrizio di Roma, dopo una vita da mendicante a Edessa, ritornò diciassette anni più tardi a Roma a casa del padre (che però non lo riconobbe): qui visse come mendicante per altri diciassette anni in un sottoscala. Nel 986 l'edificio venne dichiarato basilica e dedicato anche a S.Alessio, sulla cui casa paterna, come sopra menzionato, era stato costruito. L'epigrafe, posta sotto la pietra tombale, così recita: “O caro Giuseppe Brippio, che sempre hai amato la poesia, accogli ora questi versi degni della tua tomba. La leggenda è giunta fino a noi dopo numerose interpolazioni di scribi, giullari, cantastorie (dimostrato da il "Ritmo", uno dei documenti più antichi dell'italiano volgare), trovatori e comici, fino ad essere musicata da Stefano Landi su libretto del cardinal Rospigliosi. Quello che raccoglieva di giorno, lo distribuiva di sera ai poveri della città: per il suo ascetismo venne chiamato Mar-Riscia (uomo di Dio). Sotto il portico è conservata la statua settecentesca di papa Benedetto XIII (2) (nella foto 4) realizzata nel 1752 ed eretta dal cardinale Angelo Maria Querini per celebrare il completamento del riordino barocco. Alle due estremità del transetto si trovano due cappelle: a sinistra è situata la Cappella di S.Girolamo Emiliani (17) (nella foto 18), fondatore dei Somaschi: la pala d'altare raffigura “S.Girolamo Emiliani con orfano davanti alla Madonna” ed è una copia fotografica dell'originale trafugato nel 2006. Sullo sfondo di una scogliera, ottenuto sfruttando piccoli blocchi di roccia calcarea murati nella parete, emerge una vaschetta ovale, finemente lavorata e sostenuta da un uccello ad ali spiegate (forse un'aquila), dentro la quale una testa (oggi scomparsa) di puttino alato versava l'acqua nel sottostante bacino semicircolare, delimitato da un ampio semicerchio a scalino pavimentato da cubetti di porfido. Ma ora più di questo desidero che tu riposi in una placida pace, quella vera e buona che sola giova ai defunti e che da te, mentre vivevi, sempre fu desiderata: la vita, pace e riposo. E quando qualcuno leggerà questi versi, preghi allora per te, perché Dio sia clemente alla tua anima. Sulla lapide a terra la lapide ricorda: “A Dio Ottimo Massimo – Ossa di Metello Bichi Cardinale di Santa Romana Chiesa Senese”. Di notevole interesse storico-artistico è il monumento funebre di Eleonora Boncompagni Borghese (7) (nella foto 10), opera di Andrea Fucigna su progetto di Giovan Battista Contini proveniente dalla demolita chiesa di S.Lucia dei Ginnasi. Secondo gli esperti, invece, l'icona fu realizzata da un pittore romano tra il XII e il XIII secolo, a tempera su tela e fissata su una tavola di legno. Il piano superiore è costituito da cinque finestre alternate da lesene con capitelli corinzi, sopra il quale corre una balaustra con vasi marmorei fiammeggianti. Morto a Roma il 22 agosto nell’Anno del Signore 1457. La sua testa è venerata nel monastero di Santa Laura del Peloponneso. Sotto il ciborio è custodito l’altare maggiore, anch’esso realizzato da Tommaso De Marchis e dedicato a S.Bonifacio, che conserva, dietro una grata, le reliquie dei Santi titolari, Bonifacio ed Alessio. Non raccogliamo altri dati personali sulla vostra navigazione. L'opera rubata era stata realizzata da Carlo Gavardini tra il 1852 ed il 1860. Se volete saperne di più andate alla pagina Cookie Policy. L’iscrizione, che appare al centro del monumento, così recita: “A Dio Ottimo Massimo – A Metello Bichi, patrizio di Siena, Cardinale generosissimo titolare di S.Alessio, alla cui nobiltà pari era la virtù, elevata per beneficio del Pontefice Massimo Paolo V dall’Episcopato di Sovana alla luce della porpora di Roma ed all’eccellenza dell’Arcivescovato di Siena, virtù che brillò luminosissima ma per brevissimo tempo, Vincenzo e Bernardino, al fratello strappato prematuramente mestissimi edificarono.

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